Crederci, sempre

COSIMO LA FERRARA GIUGLIANO / Ciò che siamo è il risultato di ciò che abbiamo vissuto. Il passato insegna, forgia, esalta, abbatte. Azioni, queste, che possono presentarsi in ordine puramente casuale. Gli effetti del vissuto condizionano il nostro modo di essere, pensare e agire. Il calcio, concetto che bisognerebbe ripetere in loop, sa essere sinonimo di vita, perché spesso diventa proprio la ragione che alimenta una giornata.

L’ultima immagine di Cosimo La Ferrara lo vede esultare in prossimità della Tribuna dello Stadio Alberto de Cristoforo per il gol di pregevole fattura realizzato contro il Roccella (e che dà il via ad una rimonta di cui difficilmente ci stancheremo di parlare). Mani alle orecchie per incitare i propri tifosi. Cosimo, in quel momento, poteva sentire tutto e tutti. I cori, l’esaltazione, la felicità ma anche, se non soprattutto, scivolare via il peso della pressione con la quale sembra sia costretto a convivere.

La storia dell’attaccante classe ’98 la conosciamo, inutile tornare su una sterile linea del tempo. Il discorso su cui soffermarsi, però, parte proprio da quanto implicitamente detto in apertura di articolo: la nostra storia sa essere difficile da gestire. Ci sono dei casi in cui l’opinione pubblica costringe a vivere nei ricordi, quando invece quest’ultimi dovrebbero semplicemente regalare un sorriso oppure essere il punto di partenza per un processo di rinnovamento dei propri desideri.

La costante accusa di non essere stato in grado di rispettare un’aspettativa dettata dal contesto, senza comprendere a fondo che un minorenne difficilmente può essere in grado di gestire un simile indotto, è naturalmente deleteria. Ti porta, ad un certo punto, a pensare che forse gli altri hanno ragione. Forse non siamo davvero ciò che pensavamo di essere. Forse quello che amiamo non è ciò che fa per noi. Forse abbiamo sbagliato.

Non è così. L’empatia è un concetto spesso sottovalutato, nella vita così come nello sport, ma va necessariamente tirato in ballo. Bisogna comprendere che un percorso ha necessariamente degli ostacoli e non è detto che superarli sia cosa facile e ovvia. Cosimo, tra i 16 e i 18 anni, ha avuto un qualcosa di molto simile al mondo senza averlo chiesto. Voleva solo giocare a calcio. Altro, per un ragazzino, sa essere oppressivo.

Avrà commesso degli errori, alcune scelte sarebbero potuto essere diverse, ma con il senno di poi ciascuno di noi può salvare il mondo. Ergo, criticare a spada tratta è sbagliato e, in un certo senso, crudele. Oggi Cosimo è al Giugliano, in Serie D, nella sua terra natia, con il desiderio di ritrovare la gioia di giocare a calcio. Nient’altro. Solo così potrà ricongiungersi con la serenità e portare giovamento a se stesso e alla squadra. Il primo tassello è stato inserito in sforbiciata: La Ferrara ha urlato ai tifosi la propria voglia di rivincita. 

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