Giugliano, che crescita Liccardo: da grandi responsabilità derivano grandi prestazioni

CRESCENZO LICCARDO GIUGLIANO / L’arrivo di Crescenzo Liccardo in quel di Giugliano, concretizzatosi nella sessione invernale di calciomercato della passata stagione, fece non poco rumore. L’operazione condotta dai dirigenti gialloblu diede l’ulteriore prova della volontà di fare le cose in grande, dato lo spessore del profilo in questione. Il centrocampista classe ’91 acquisì sin da subito notevole importanza nell’economia del gioco dei Tigrotti, diventando un perno della squadra che ha poi conquistato la Serie D con le unghie e con i denti (con un suo gol nella Finale contro la Frattese, tra l’altro).

All’alba dell’attuale annata, Liccardo è stato nominato capitano dei gialloblu. Un giuglianese leader del Giugliano, chiara manifestazione della volontà di voler creare un collante tra la squadra e la città, una delle prerogative della gestione targata Sestile. La fascia, si sa, ha un peso specifico che non può passare inosservato. Essere capitano genera, immaginiamo, delle sensazioni che oltrepassano i meri significati calcistici. Si entra inconsapevolmente in un tourbillon di emozioni non facili da gestire. Bisogna mostrarsi sempre determinati, disponibili, sicuri di sé e in grado di mascherare le proprie insicurezze quando si manifestano. Insomma, un capitano è sempre in prima linea.

Crescenzo ha accettato senza indugi tutto ciò. L’ha fatto suo e questo ha avuto un effetto benefico su di lui. La chiave di lettura necessita di essere ulteriormente approfondita: Liccardo è un calciatore dalla qualità tecnica straripante, non serviamo certo noi per scoprirlo. Questa sua superiorità, in alcune occasioni della passata annata, lo portava paradossalmente a non alzare l’asticella del livello complessivo delle sue prestazioni che, nonostante siano state spesso positive, davano la sensazione di essere solo una parte di un immenso bagaglio di qualità.

Quest’impressione è scomparsa nell’annata in corso. Liccardo ha raggiunto forse la sua miglior versione. È il cervello del Giugliano, il perfetto regista delle trame di gioco architettate dal tecnico Massimo Agovino. Parlare di regista, però, non vuol dire designare un calciatore esclusivamente come metodista, riprendendo così un’espressione tanto cara all’indelebile Vittorio Pozzo. La regia è un compito, non un ruolo, e non è corretto identificare il regista come il centrocampista che occupa una specifica posizione davanti la difesa. Una manovra può nascere in qualsiasi parte del campo e, nel caso specifico, Liccardo è in grado di occupare gli half spaces (ovvero i mezzi spazi, seppur una traduzione univoca non esiste, occupati dalla comunemente intesa mezzala in un’ipotetica divisione del campo tirando linee verticali) senza alcun tipo di problema.

La sua crescita è stata soprattutto mentale. La fascia gli ha dato le responsabilità che una persona carismatica come lui necessita per superare se stesso. La sua è una grinta lucida, che genera la consapevolezza di avere un ruolo che comporta il dover essere sempre sul pezzo, vuoi con i compagni, vuoi con l’allenatore. È una posizione, la sua, centrale. In campo lo si nota. Liccardo sa di essere importante per il Giugliano, magari l’ha sempre saputo, ma la fascia ha concretizzato ogni aspetto. Tutto ciò ha portato a delle prestazioni costantemente importanti. In una stagione dove i Tigrotti stanno dimostrando di poter esprimere il proprio calcio contro ogni genere di avversario, un capitano così determinante è, e sarà, fondamentale.

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