ESCLUSIVA TGC – Liccardo: “Volevo smettere, Sestile fu decisivo. Lotteremo nel suo nome”

CRESCENZO LICCARDO GIUGLIANO / Volge al termine un 2019 difficile, se non impossibile, da dimenticare. Quest’anno ha portato con sé un terremoto di emozioni, sia positive che drammatiche. Andare avanti è difficile ma è ciò che la vita richiede. Crescenzo Liccardo e il Giugliano lo faranno nel nome del presidente Salvatore Sestile, come dichiarato dal capitano dei gialloblu in esclusiva ai nostri microfoni.

Crescenzo, il 2019 volge al termine. È stato il tuo primo anno solare con il Giugliano, ti va di tracciare un bilancio?

“È stato un anno ricco di emozioni, sia a livello personale che sportivo. Le cose belle non sono mancate ma i nostri cuori sono stati distrutti dalla scomparsa del presidente. Era una persona fantastica, come poche al giorno d’oggi. Credo che sia opportuno partire da qui. Voleva fortemente la Serie D e avergliela regalata è stata una gioia immensa. Il nostro era un rapporto sincero, con immensa stima reciproca. Il presidente mi ha risollevato in un periodo buio, perché il calcio dà tante delusioni a livello umano a causa di soggetti che agiscono in maniera meschina e con un secondo fine. Volevo smettere, ma Sestile mi chiamò ed esternò tutta la sua volontà di vedermi indossare la maglia del Giugliano. Anche quando non facevo benissimo, mi mostrava la sua vicinanza e il suo carisma anche con una semplice pacca sulla spalla, così come accadeva con gli altri calciatori. Aveva una personalità travolgente. La sua positività era più forte di qualsiasi battuta d’arresto e posso riassumerla con questo aneddoto: dopo la Finale di Coppa Italia persa, la squadra era ovviamente delusa, ma il presidente venne da noi e ci tranquillizzò. Avevamo perso la coppa ed eravamo 6 punti sotto la Frattese, insomma le cose non andavano al meglio. Eppure Sestile appariva sempre stabile, sereno e fiducioso nei nostri confronti. Il Signore ha voluto che il campionato si decidesse allo spareggio, l’epilogo lo conosciamo tutti, alle volte rivedo quelle immagini perché sono momenti che conservo gelosamente dentro di me, e regalare simili emozioni al presidente, come dicevo poc’anzi, è stato fantastico. Meritava altre gioie assieme ai suoi calciatori, purtroppo il Signore ha deciso diversamente”.

Il momento più duro di quest’anno è stato, come hai legittimamente sottolineato, la perdita dell’indimenticabile presidente Sestile. Mi permetto di toccare un punto che altera l’equilibrio emotivo: come ti sei sentito, da capitano della squadra, dunque da elemento che nel bene e nel male è chiamato a stare in prima linea, dinanzi ad una simile tragedia?

“La decisione di nominare capitano il sottoscritto arrivò proprio dal presidente, dal mister e dagli altri compagni di squadra. Per me è stato motivo d’orgoglio essere scelto da un uomo come lui. Lo ribadisco con profonda sincerità: ho avuto a che fare con poche persone con simili qualità morali. Sento la responsabilità che deriva dal mio ruolo e il tutto si è ulteriormente amplificato con la sua scomparsa. Scendere in campo con quella fascia è un onore, mi emoziono ogni domenica. Scendiamo in campo per lui, è e resterà il nostro punto di riferimento. Sappiamo che è sempre con noi. Il tempo non cancellerà il ricordo che abbiamo”.

Cerchiamo di toccare altri temi: qual è stato il momento più positivo di questo 2019?             

“Ritengo di aver alzato il livello delle mie prestazioni rispetto alla passata stagione, anche se prima ho analizzato le motivazioni dei problemi avuti. Venivo da un periodo difficile, volevo lasciare il calcio, la chiamata del Presidente e l’arrivo di mister Agovino mi hanno dato nuovi stimoli. Sapevo e so di poter dare tanto, partire con un ritiro alle spalle e un ritrovato entusiasmo non ha fatto altro che aiutarmi. Sento la fiducia dei compagni, che ritengo doveroso citare. Abbiamo sofferto mille difficoltà ma, nonostante ciò, siamo in un’ottima posizione di classifica. Questo può accadere solo se la componente umana è forte, come nel nostro caso. Oltre i risultati sono molto spesso arrivate ottime prestazioni. Andando nel dettaglio sotto l’aspetto personale, non posso che parlare del gol realizzato nello spareggio contro la Frattese. Vedere tutta quella gente esultare mi ha fatto provare emozioni non comuni. Rendere felici le persone è fantastico ed è un’emozione incredibile ricordare quei momenti”.

Non deve essere il sottoscritto ad illustrare la tua carriera, nel corso della quale hai vestito casacche assolutamente prestigiose. Possiamo, però, dire che l’empatia che hai raggiunto con questa società e questa piazza non ha eguali? Il tuo coinvolgimento in campo si tocca con mano.

“Ho indossato casacche importanti e sono stato bene in diverse piazze, ma pochi calciatori hanno provato a giocare nella squadra della propria città. La responsabilità è differente, perché il sottoscritto gioca per i colori della città che gli ha dato i natali, per giunta con la fascia da capitano e soprattutto, così come i miei compagni di squadra, per il Presidente. Sono soddisfatto del mio rendimento fino a questo momento, ma questo è il risultato della fusione tra la fiducia delle persone che ho intorno e dei tifosi. Queste sono le cose belle del calcio e vanno ben oltre qualsiasi discorso di natura economica. Come dicevo in apertura, questo è un mondo dominato oramai dall’apparenza, non si va a fondo, non c’è più spazio per i valori. Ciò che conta e che va messo in risalto è il lato umano, perché alla base di ogni scelta deve esserci la condivisione di stima e intenti, come accade nel nostro spogliatoio. Ragioniamo come un’unica entità, ci aiutiamo e affrontiamo ogni discorso insieme. Stiamo facendo bene e possiamo fare ancora meglio”.

Per concludere: quali sono i buoni propositi per il 2020?

“In primis dobbiamo portare a termine ciò che ci ha chiesto la società, ovvero disputare un buon campionato. Cercheremo sempre di onorare la maglia e suderemo per questi colori, questo posso assicurarlo alla gente di Giugliano. Lotteremo sempre per Lui, che ci guarda dall’alto e che per il Giugliano ha dato tutto se stesso. Lo stadio era un altro dei suoi sogni, speriamo di poter battagliare quanto prima lì nel suo nome”.

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