De Stefano: “Vengo dalle categorie inferiori, nessuno mi ha regalato niente. Il presidente merita, contento della Finale”

DE STEFANO GIUGLIANO – È un Antonio De Stefano che porta in trionfo le emozioni quello intervenuto ai microfoni della stampa al termine della vittoria del suo Giugliano contro il Casoria nel doppio scontro che ha permesso ai Tigrotti di ottenere la qualificazione alla Finale di Coppa Italia: “Nel secondo tempo abbiamo alzato i giri del motore. Secondo me non abbiamo vinto in campo ma nello spogliatoio, perché ho detto alla squadra che accetto tutte le critiche, seppur qualcuna sia gratuita, però i miei giocatori non si toccano. Ho a che fare con grandi uomini, dallo spessore umano altissimo, e se si doveva morire, bisognava farlo da gladiatori. Il presidente merita tanto, regalare una finale dopo 24 anni è motivo di grande orgoglio, considerando che in questa competizione siamo partiti con la sconfitta casalinga contro il San Giorgio. Questo vuol dire che un po’ di strada l’abbiamo fatta. A chi dedico la qualificazione? Sarebbe facile dire alla famiglia Sestile che, per i sacrifici fatti, è composta dai primi tifosi del Giugliano. Se ciò mi è permesso, questa volta verrei dedicare il risultato a me stesso: sempre oggetto di discussioni, sempre bistrattato, ma se domenica il Giugliano riesce a portare i tre punti a casa, vorrà dire arrivare al giro di boa con 9 vittorie e 6 pareggi. Imbattuti in campionato e in Finale di Coppa, le statistiche non sono opinabili. Avremmo forse potuto avere qualche punto in più, ma ci riteniamo soddisfatti. Quella della ripresa è una reazione che solo una grande squadra può avere. Ci sono due episodi che porterò con me: la capacità di Tommaso Manzo di saper dare uno strappo alla partita e il fair play del Casoria in occasione dell’infortunio del nostro Di  Girolamo. Tanto di cappello ai nostri avversari, in quel caso la partita si sarebbe potuta mettere diversamente, ma penso che contro una corazzata del genere il Casoria avrebbe fatto fatica anche in quindici. Quando la squadra non è lo specchio del proprio allenatore è inutile che quest’ultimo sieda in panchina: ho detto ai miei calciatori che mi sarei preso tutte le responsabilità e forse, a fine partita, avrei preso una decisione clamorosa se avessimo giocato come negli ultimi dieci minuti del primo tempo. Abbiamo visto poi con che piglio la squadra è scesa in campo, i giocatori hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo, e questo è motivo di grande orgoglio per il sottoscritto. A me nessuno ha mai regalato nulla, sono a Giugliano perché ho vinto sul campo. Vengo dalle divisioni più basse, dalla terza categoria, come ha detto un giocatore del Casoria, e questo mi fa onore perché a parlare è stato il rettangolo verde con i miei successi, e oggi festeggio questa storica finale indossando la tuta del Giugliano“.

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