Giugliano, dinanzi ai princìpi anche le assenze non fanno paura

GIUGLIANO CALCIO / La giornata di ieri è stata consegnata alla storia di Giugliano e del Giugliano. Gli sforzi della Famiglia Sestile sono stati ripagati. Nel nome e nel ricordo di Salvatore, che più di tutti ha desiderato portare in alto questi colori e questa città fino all’ultimo giorno di vita, i Tigrotti sono tornati a casa.

La celebrazione che ha preceduto il match contro il Marsala è stata intensa, difficile da raccontare con il solo ausilio delle parole. Colori ed emozioni hanno composto un mix di rara emotività. Con un simile ambiente giocare sembrava facile, ma tra l’aspirazione e la pressione, alle volte, può passare meno di quanto si immagini. I calciatori percepivano, è innegabile, la sensazione di dover dare una risposta importante e, per quanto appena detto, non era scontato che la realtà rispecchiasse l’immaginazione.

Così è stato, sono arrivati i tre punti come ciliegina sulla torta di una memorabile serie di eventi. Massimo Agovino, leone in gabbia a causa della squalifica, starà già pensando a preparare la trasferta sul campo del San Tommaso, ma è legittimo elogiare l’ennesima nota di merito della stagione gialloblu. Squadra neopromossa, domenica sui generis, assenze di Caso Naturale, Manzo, Ragosta, Micillo. Tutto ciò poteva rendere complicata la partita e, a conti fatti, non si può dire che il Giugliano abbia passeggiato. Gli avversari hanno battagliato ma, quando si lavora sui principi indipendentemente dal singolo, qualsiasi montagna può essere scalata.

Principi e integralismo, nel calcio del tecnico del Giugliano, non vanno a braccetto. Il primo elemento sovrasta l’altro, la conseguenza è la possibilità di poter variare uomini e spartito con eguale risultato. Complici i forfait, la scelta è ricaduta su un centrocampo a rombo caratterizzato dall’intercambiabilità del vertice alto, con Logoluso e Tarascio che hanno avuto modo di occupare la nevralgica posizione appena citata. Più il primo che il secondo, a onor del vero, perché il dinamismo di Antonio è linfa vitale in ogni zona di campo, mentre la tecnica di Gaetano permette di dare imprevedibilità in una zona nodale del campo.

Il numero, nel calcio, spesso non trova lo spazio richiesto, anche perché non c’è nulla di più accattivante di come un’idea possa prendere forma indipendentemente da uno schema. La scelta di un uomo dietro la mediana avversaria è tipica del pensiero agoviniano, fortemente devoto alla ricerca dello spazio al di là delle linee di pressioni avversarie, così da creare una superiorità posizionale, prima ancora che numerica. Il gol del vantaggio è la rappresentazione di tutto ciò, con l’imbucata proprio di Tarascio, che esce dalla zona di pressing e serve Orefice, magistrale nel movimento a eludere la marcatura.

La qualità individuale, ovviamente, incide, ma necessita del fondamentale supporto dettato dal coinvolgimento emotivo e dall’assimilazione dei concetti che porta ad una migliore versione della tattica collettiva. Come dichiarato proprio dal mister qualche giorno fa, il gioco non vede mai la propria forma deteriorasi, ed è questo il mantra su cui proseguire.

 

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