Ricordare per amare – La stagione si complica, serve la svolta: inizia una nuova era

Eccoci qui. Qualche giorno dopo torniamo a sederci attorno a un tavolo virtuale dove prendo la parola per permettere anche a voi lettori e tifosi di dare nuova forma a emozioni che non vanno cancellate. A tal proposito, parlando di emozioni, impossibile non citare l’anniversario festeggiato ieri. Un anno dal giorno che ha sancito la fine dell’incubo e il ritorno in un calcio sicuramente più nobile ma non quanto meriti questa piazza. Nelle prossime settimane, però, racconteremo nel dettaglio anche quella giornata.

Ci siamo salutati con la vittoria contro l’Aversa Normanna, mentre quest’oggi inauguriamo con una sconfitta, la prima in campionato, nella fatal San Giorgio. Esatto, ancora lì. Un avversario che ha scandito la stagione del Giugliano. L’esordio in Coppa Italia e in campionato e la prima sconfitta nel Girone sono eventi cardini della passata annata. Fu una domenica strana in primis per l’atmosfera. Si giocava a porte chiuse, il sottoscritto ed Emanuele Garbato entrano con il classico accredito ma il calcio senza pubblico perde enfasi e coinvolgimento. Inoltre, dato da non trascurare, De Stefano era squalificato. In panchina il vice Liguori, che saluto con affetto. Senza l’allenatore, però, i discorsi cambiano in ogni categoria, dalla Serie A ai dilettanti. Il Giugliano crolla sotto i colpi di Muro, autore di una tripletta. È una sconfitta che fa male, dato che la Frattese non molla. Bisogna resettare e tornare subito a macinare punti e gioco, ed è quello che fa il Giugliano: tre vittorie consecutive (Sibilla, Mondragone e Casoria), sette gol fatti e zero subiti. La serenità sembra ritrovata ma il calcio è un film dove il colpo di scena è dietro l’angolo e arriva, dunque, senza chiedere il permesso.

Ventisette gennaio, Frattese vs Giugliano, Stadio Pasquale Ianniello di Frattamaggiore. Una partita tra due ottime squadre che, prima di entrare nei dettagli forniti dal campo, va esaltata per la proverbiale correttezza mostrata da entrambe le tifoserie. C’erano preoccupazioni alle fine non rivelatesi fondate. Chapeau. Di quella partita, non me ne vorranno i nostri seguaci, il primo ricordo che ho non è collegato al risultato, un pareggio per 0-0 che sembra spegnere i sogni del Giugliano a causa di una traversa colpita da Tommaso Manzo, che ha trovato la formula magica contro il tempo quando decide di essere decisivo. Ricorderò quel pomeriggio perché, assieme al solito Emanuele, ho la possibilità di assistere al match accanto al Presidente. Uomo, Salvatore, che sentiva dannatamente su se stesso gli effetti dell’evento sportivo ma cercava di mostrare calma. Controllare le proprie emozioni non è mai facile.

Il Giugliano non ha il tempo di recriminare perché tre giorni dopo i Tigrotti sono chiamati a scrivere la storia. In un pessimo Pinto di Caserta si gioca la Finale di Coppa Italia contro l’Audax Cervinara. Ventiquattro ore prima del match ho il piacere di scambiare due chiacchiere con l’amico e direttore generale Giovanni Garofalo, la cui voce aveva un tono difficilmente descrivibile. Era emozionato, basta questo. Arrivo un paio d’ore prima della partita assieme ad Alessio D’Errico ed Emanuele. Piove e perdiamo tempo per parcheggiare a causa di un sistema ticket sosta non dei migliori. Col senno di poi (può sembrare una battuta, ergo pardon) fu un segnale. Siamo nel settore adibito ai tifosi del Giugliano, accorsi in un numero infinitamente superiore rispetto ai sostenitori del Cervinara. Il calcio è della gente e per la gente. Tante persone diventarono un’unica entità con un solo cuore, un solo cervello e una sola intenzione: vincere. La coralità del tifo è trascinante, la stampa non dovrebbe farsi eccessivamente coinvolgere ma la passione è coinvolgente. De Rosa porta in vantaggio i suoi con un inserimento che per lui era routine ma per tutti gli altri era difficile solo da concepire. Calciatore superbo, Rosario, abile nel mettere al servizio della squadra una notevole intelligenza che caratterizza la persona prima che l’atleta. De Stefano, nel momento dell’esultanza, si gira verso i propri tifosi con le mani nei capelli. Momento notevole.

Sembrava l’inizio di un sogno, fu l’inizio della fine.

Il primo tempo termina con i Tigrotti avanti. Nella ripresa le condizioni meteorologiche completano l’opera di devastazione di un campo che, più di un anno dopo, fatichiamo a concepire così malmesso come fu quella sera, considerando che ospita i match casalinghi di un’affermata compagine di Serie C. Ad ogni modo, il Giugliano non chiude la partita, i ritmi si abbassano e, si sa, in situazioni talmente complicate l’episodio può essere decisivo. Fu così. Il Cervinara pareggia con uno sfortunato autogol di Sardo, che beffa Mola sugli sviluppi di un calcio di punizione. La squadra stacca la spina, è spenta, confusa, non reagisce. La partita arriva ai rigori ed è qui che viene confezionato il dramma sportivo. Sbagliano tutti i tiratori gialloblu, vince il Cervinara. La gente piange, un’incredibile occasione è stata persa, per giunta tre giorni dopo un pareggio che sa di sconfitta in quel di Frattamaggiore.

È sicuramente il momento più difficile della stagione del Giugliano. Le certezze sono venute a mancare, c’è la sensazione che il percorso si sia arrestato. De Stefano è scettico e preoccupato. Sa che qualcosa si è rotto. L’ambiente ha il dente avvelenato, l’allenatore lo percepisce e, captata la difficoltà di andare avanti, rassegna le dimissioni. Onestamente era ciò che sospettavo, non ne parlai con il mister, con cui resto in ottimi rapporti perché conosce il calcio e avrà modo di dimostrarlo negli anni a venire. “Cosa accadrà?” mi domando.

Il primo febbraio viene scelto il nuovo allenatore: Massimo Agovino. Cavese, Potenza, Grosseto, Terracina, Olympia Agnonese e non solo. Un curriculum dove il calcio trabocca. Non conosco il tecnico e non vedo l’ora di averci a che fare. Vedo le sue interviste su Youtube, leggo articoli su di lui e immagino il suo Giugliano. Avevo sensazioni positive, ma mi sbagliavo: è stato ed è qualcosa di molto, molto, molto più grande. Alla prossima!

 

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