Giugliano, la prestazione può contare più del risultato? Contro il Palermo sì

Domenica 1° dicembre 2019 per i tifosi del Giugliano era una giornata storica già prima che albeggiasse. L’occasione di ospitare una squadra del prestigio del Palermo nel campionato di Serie D costituisce un evento che trascende il senso della competizione in corso e arricchisce lo spessore degli annali di una piazza che ha vissuto fino a oggi meno calcio di quanto brama e merita. Che fosse un momento totalmente differente, un vero e proprio unicum, era palese anche dal fronte della stampa. Le telecamere di Eleven Sports, la nutrita schiera di giornalisti provenienti dal capoluogo siciliano, gli spalti già occupati a un’ora dal calcio d’inizio: il valore attribuito ai 90 minuti ha superato di gran lunga il significato sportivo oggettivo dell’incontro. Un intero popolo ha accettato il mortificante esodo nell’impianto di Mugnano di Napoli, rinvigorito da un moto d’orgoglio dettato dal senso d’appartenenza. Il capolavoro di Salvatore Sestile ha reso l’intera comunità orgogliosa della propria creatura. Non c’era modo migliore del supporto caloroso e incondizionato verso i propri beniamini per omaggiare dinanzi a una buona fetta di Italia calcistica l’indimenticabile presidente e la sua folle scommessa.

Il pubblico ha impresso su uno striscione la volontà di vittoria, ma c’è da chiedersi se quanto accaduto possa essere catalogato alla voce sconfitta. Il risultato finale non mente mai, al di là delle recriminazioni a caldo che lecitamente e compattamente sono state avanzate dallo stato maggiore dei Tigrotti. Come saggiamente sottolineato da mister Massimo Agovino, il netto comando della classifica da parte dei rosanero non può essere casuale: cinismo, capacità di soffrire, tasso tecnico dei singoli non sono motivi di demerito ma indici di superiorità inconfutabili. Con la medesima onestà intellettuale, tuttavia, bisogna sottolineare come fatto indiscutibile che la società guidata da Dario Mirri disponga di mezzi economici e di un appeal sportivo che le consentono di disputare una competizione a parte, già con la mente rivolta al mondo del professionismo. Non si può chiedere a Davide di battere Golia palesando muscoli e forza bruta, non si può pretendere da un gruppo valido e affiatato l’annichilimento di una formazione estranea alla categoria per livelli qualitativi.

Quando il gap tra due compagini assoggetta a troppe variabili la possibilità di un successo finale bisogna percorrere sentieri alternativi alla lettura del tabellino per garantirsi la certezza di aver giocato la miglior partita possibile. Un uomo che il dilettantismo lo conosce bene e oggi siede sulla panchina più ambita d’Italia pronunciò alla vigilia di Manchester City-Napoli una frase celebre: a chi si chiedeva quali aspettative avesse per la trasferta in terra inglese egli rispose di “voler vedere undici facce di cazzo palleggiare in faccia” agli avversari. La sfacciataggine, la testa alta sul terreno di gioco, l’irridente spettacolarità delle trame proposte costituiscono l’unica via per mandare in visibilio l’intera platea che fantastica sull’impresa e sfibrare le certezze dei contendenti. Chiudersi a riccio nella speranza di porre un argine al talento e all’esperienza di calciatori abituati a palcoscenici più rilevanti rappresenta forse un metodo efficace per procrastinare la sentenza, ma non fa che aumentare in modo quasi scientifico le possibilità degli avversari di avvalersi di un episodio risolutore.

Il Giugliano per 36 minuti è stato un’orchestra armonica. Ha evidenziato quanto limitata sia la comune concezione di un campo da calcio, rinunciando a occuparlo in modi tipici e facendo ammattire il Palermo esasperando il concetto di ampiezza. Il motivo per cui Francesco Alvino ha stupito tutti disegnando calcio da mezzala non è da ricercare nelle sue doti da centrocampista, bensì nella facilità con cui sa portare e scambiare il pallone anche dentro il campo, pur avendo caratteristiche da esterno. Come enunciato ultimamente dal tanto deriso Thiago Motta, la verticalità non è l’unico sistema di riferimento per concepire un modulo di gioco. Oltre all’ovvia suddivisione tra reparti, i calciatori si spartiscono le aree d’influenza anche in orizzontale. La dimostrazione estremizzata di questa banale evidenza calcistica ha permesso ai padroni di casa di occupare posizioni che gli ospiti non prevedevano di dover presidiare con continuità e soglia massima d’attenzione. La fase offensiva è stata interpretata secondo un parametro quasi rugbistico e i tantissimi calciatori in linea che alimentavano l’azione hanno eluso il principio del raddoppio, ricavando luce sulla trequarti in zone frequentemente sguarnite.

Il gol del vantaggio dei siciliani ha spezzato il sortilegio e riportato una gara eccezionale sui binari dell’ordinarietà. I gialloblù non hanno mai davvero sbandato, non si sono disuniti e sono stati in partita fino al triplice fischio. Ma a quella magia, purtroppo, non si è potuto più assistere. L’umanità di questi ragazzi volenterosi, che hanno valicato il confine delle loro possibilità per regalare un sogno a chi li elegge centro del mondo ogni domenica, non deve assolutamente essere causa d’insoddisfazione o abbattimento. Il Giugliano vanta un organico attrezzato, ma soprattutto un’ossatura solidissima dai grandi valori moralile corazzate, però, sono altre e ieri una di esse presenziava nella tana delle tigri. Si è perso e non si voleva che accadesse, bisognerà metabolizzare il fatto e nessuno ha sancito che sarà semplice o immediato. La graduatoria del Girone I non va considerata, nonostante ciò, l’unità di misura del percorso del club guidato da Gaetano Luigi SestileIl Giugliano si è svelato collettivo stupendo, ragione della gioia di un’intera tifoseria, specchio fedele dell’infaticabile lavoro del proprio allenatore e condottiero. Da domenica prossima si tornerà a gareggiare tra gli umani e, se non si perderà alcuna traccia della consapevolezza acquisita nel più improbo dei confronti, il futuro calcistico non potrà che essere radioso.

A volte dalle sconfitte scaturiscono le svolte più significative, a volte dietro esiti negativi si celano un’infinità di vittorie parziali. Il più grande successo della società gialloblù è aver trasformato il calcio cittadino in un inscalfibile collante sociale, proprio come Salvatore ha sempre auspicato.

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