Giugliano, al Menti la vittoria delle idee e della volontà

GIUGLIANO SERIE D – Ci sarebbe (e ci sarà) tanto da dire, scrivere, elogiare per l’impresa compiuta dal Giugliano. Ecco, impresa: non c’è alcuna esagerazione nel definire tale il traguardo raggiunto dai Tigrotti. Una stagione composta da tante luci e pochissime ombre, che hanno tentato di oscurare il radioso cammino dei gialloblu senza riuscire nel proprio intento. Un percorso su due fronti (campionato e Coppa) che ha regalato emozioni da tempo ignote ad una tifoseria che aspettava di esplodere in un tripudio di gioia, come accaduto ieri a Castellammmare di Stabia.

Doveroso tornare sulla partita del Menti, dove il Giugliano ha avuto la meglio contro un avversario, la Frattese, che nell’arco della stagione ha sorpreso gli addetti ai lavori. Scendendo nel dettaglio, sulla base di quanto mostrato dal rettangolo verde, il cui parere è, come sempre, insindacabile, è venuta fuori una squadra, quella di Agovino, che ha dato l’impressione di avere la supremazia dalle prime battute. Nel primo tempo, però, a regnare sovrana è stata la tensione di un evento dal peso specifico differente, che ha portato entrambe le squadre a non osare, influenzando in negativo l’incisività.

Nelle partite che contano, però, oltre alle fondamentali qualità tecniche e applicazione tattica, ciò che fa prendere il sopravvento è la forza mentale. Quella mostrata dal Giugliano dopo l’espulsione di D’Angelo (che non dovrà assolutamente abbattersi per un futuro che gli regalerà soddisfazioni) grazie al coraggio del proprio allenatore. È a Massimo Agovino, infatti, che va riconosciuto il merito di non aver rinunciato al tridente con l’uomo in meno, non derogando quindi a quanto preparato in vista del match. Tarascio e Liccardo hanno retto divinamente la mediana, dettando i ritmi della manovra, difendendo e offendendo. Il gol dell’ex centrocampista del Napoli è il risultato del lavoro fatto in settimana, perché un inserimento alle spalle del difensore, con la consapevolezza che il pallone sarebbe arrivato in una determinata maniera, non può essere il frutto della casualità.

Tenere il campo come fatto dai Tigrotti in inferiorità numerica è la più espressiva, tacita ma impetuosa dimostrazione di forza che si potesse dare dinanzi agli spettatori presenti. Una squadra che ha avuto la capacità di abbinare la ricerca dell’ampiezza agli scambi nello stretto, quando necessari. Compatta e allo stesso tempo in grado di tentare la via della profondità (riproponiamo il caso del gol di Liccardo). Una squadra che, abbandonandosi ad un’ovvia ma armoniosa conclusione, ha dimostrato di essere di un’altra categoria.

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