Il giorno dopo – Principi, tecnica ed emozione: lunga vita al calcio

La vita, nelle tante accezioni e descrizioni che le si possono fornire, rappresenta sicuramente un flusso di eventi più o meno lieti con determinati checkpoint. Momenti, dunque, consegnati alla storia e alla memoria per ciò che hanno significato. Il calcio, per chi ha una passione come quella che accomuna stampa, atleti, staff, dirigenti e tifosi (insomma, la struttura complessiva che regge l’intero prodotto) sa essere sinonimo proprio di vita (rischiando di straripare nell’esagerazione, ma questa è un’altra storia) e dunque non fa eccezione. Ci sono partite riconosciute come indelebili e dinanzi alle quali nemmeno il tempo può agire da demolitore.

La narrazione recente del calcio a Giugliano, tutto ciò trova riproduzione nel match contro il Castrovillari. Nei novanta minuti (più recupero, opportuno sottolinearlo dato che Esposito ha regalato la gioia suprema al fotofinish) andati in scena al Vallefuoco c’è tutto ciò che segna l’esistenza: attesa, gioia, tristezza, apprensione, debordante felicità. Allora è forse vero che calcio e vita alle volte camminano a braccetto.

Ieri la posta in gioco superava i comunque importanti tre punti. In ricordo dell’andata, bisognava dare l’ennesima risposta che le cose fossero cambiate. L’avversario della prima giornata di campionato era quello adatto per esprimere ciò. Il 4-0 subito in terra calabrese gridava vendetta, così come era giusto comminare attraverso il campo la giusta pena per i sentenziatori estivi. Quanto descritto è arrivato al termine di più partite all’interno della partita.

È nota l’attenzione dedicata da Massimo Agovino alla linea difensiva, allenata sulla base di una conoscenza del compagno, dei movimenti del reparto (necessariamente coordinati) e lettura della giocata che conferiscono solidità all’intera squadra. Ecco che, dunque, reinventare il reparto a causa delle assenze è stata impresa ardua. Impagliazzo ha meravigliosamente accettato l’assunzione della responsabilità di comportarsi da guida ai compagni, regalando una delle migliori prestazioni da quando indossa la casacca gialloblu. Comporre una linea ordinata in fase di non possesso e capace di riprodurre il credo del tecnico quando bisognava costruire (Mennella leggermente più stretto e il terzino destro maggiormente deputato a fungere da invasore delle linee di pressione avversaria) è stato particolarmente complicato a causa, per l’appunto, di una richiesta atipica per certi calciatori, come Tarascio (impegnato come laterale basso con la solita, massima, disponibilità) oppure Liccardo, incaricato (fino a quando è rimasto in campo) di ricoprire il ruolo sia di centrale che doppio play in base al verificarsi degli eventi che contraddistinguono la partita.

Meccanismi, connessioni, proposta: termini per indicare come dare forma alle diverse sfaccettature del calcio sia complicato per tutto ciò che comporta, figuriamoci se in concomitanza di diverse assenze e contro avversari ben messi in campo con nel caso della squadra di Marra.

Tante partite in una partita, dicevamo. È proprio questo ciò che è accaduto, in particolar modo a partire dal pareggio degli ospiti, al quale ha fatto seguito l’immediato raddoppio. Cinque minuti (dal 70′ al 75′), terminati con l’espulsione del capitano Crescenzo Liccardo, che avevano l’amaro sapore della disfatta. Il calcio conosce infinite vie, e il gol (l’ennesimo in questo periodo) di Orefice, sempre più un perno della squadra, rimette le cose in un ordine sicuramente più piacevole. Il disegno, però, non è ancora completo. Deve accadere altro per far esplodere questo match in un caos senza precedenti in questa stagione: Logoluso ottiene magistralmente un calcio di rigore che non viene assegnato per una difficilmente comprensibile ragione, Agovino viene allontanato dalla panchina e si tocca con mano la tensione accompagnata, forse, da una sorta speranza che arrivi in fretta il triplice fischio per paura che le cose possano precipitare nuovamente. La volontà di chiudere il cerchio apertosi all’andata, però, non può essere accantonata. Ci ha pensato uno dei cambi, Gennaro Esposito, il cui destro spazza ogni timore e permette alle lacrime di felicità di prendere il timone.

Gesti tecnici abbinati a un’applicazione tattica individuale e collettiva che ha superato le difficoltà dettate dai forfait, emozioni. In Giugliano vs Castrovillari è successo di tutto e, dopo il triplice fischio, possiamo dirlo: lunga vita al calcio.

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