ESCLUSIVA TGC – Agovino: “Questa è una famiglia. Castrovillari? Vittoria di idee e cuore”

MASSIMO AGOVINO GIUGLIANO / Una partita, quella vinta contro il Castrovillari, che ha significato tanto per il Giugliano. Tre punti, la vendetta sportiva consumata a seguito della sconfitta dell’andata, una vittoria ottenuta battendo gli avversari e il corso degli eventi che sembrava essere avverso ai Tigrotti. Massimo Agovino, raggiunto in esclusiva dai nostri microfoni, ha espresso la propria soddisfazione per la prestazione della squadra.

Mister, non possiamo che cominciare commentando l’ultima partita, consegnata alla storia di questa stagione data una rara emotività.

“Era una partita alla quale tenevamo enormemente. Il presidente Luigi Sestile ci ha dato una carica non indifferente, ricordandoci come quella dell’andata sia stata una delle ultime partite viste dal compianto Salvatore Sestile. A questo bisogna aggiungere la volontà di vendicare la scoppola subita in terra calabrese, a seguito della quale ci furono subito polemiche sulla mia figura, ma il presidente mi difese a spada tratta, confortandomi anche attraverso una chiamata privata. Il Castrovillari è stata l’unica squadra a rifilarci quattro gol, ergo questa serie di fattori ci ha spinto a dare il massimo, così da poter centrare la terza vittoria consecutiva. Ci aspettavamo una sfida ostica che si è rivelata tale, dato che quella allenata da Marra è una compagine che riesce a far giocare male gli avversari. Ho visto la partita che hanno perso a Nola, subendo un torto arbitrale non indifferente, così come il match contro il Palermo, anche in quel caso giocato con ordine da una squadra davvero tosta da affrontare. Nel primo tempo abbiamo sofferto, nella ripresa pensavo di avergli preso le misure, ma la verità è che, avendo involontariamente tolto certezze ai miei ragazzi con le modifiche dovute alle assenze, ho indebolito difesa e centrocampo, ma la coperta corta mi ha spinto ad agire in questa maniera. Ho preferito schierare Tarascio e Liccardo in difesa, dunque abbiamo sofferto a centrocampo. Attraverso la bravura e il coraggio siamo però riusciti a ribaltare il risultato, per giunta con cinque under in campo al triplice fischio. C’è stata una reazione che mi aspettavo, perché è una caratteristica che questa squadra sta dimostrando di avere nelle corde”.

Le va di commentare le quattro giornate di squalifica inflitte dal Giudice Sportivo?

“Quando bisogna comminare questo tipo di sanzioni, ci si chiude in una camera e si legge il referto arbitrale. Le quattro giornate inflitte ad Agovino dovrebbero però essere accompagnate da altrettanti turni di stop per la terna arbitrale. Le partite vanno viste, se ci fosse stato il Giudice Sportivo con molta probabilità avrebbe dato due giornate ad Agovino e quattro all’arbitro, ma so che non è così e dunque si infligge una sanzione di questo tipo. Domenica hanno rischiato di mandarmi in ospedale per malore, ma nessuno ne tiene conto. È chiaro che dovevo essere più calmo, ma il limite di sopportazione è andato oltre e ha comportato una reazione del genere. È stato un forte shock emotivo”.

Nell’arco della partita ci sono tante partite che possono spostare l’inerzia da una parte e dall’altra. C’è una fase del match contro il Castrovillari che la dice lunga su organizzazione tattica e cuore di questa squadra. Gli ospiti in pochi minuti ribaltano il risultato: ovviamente i problemi non chiedono mai il permesso, si riversano con tutta la loro brutalità ed ecco che arriva anche l’espulsione del capitano. Cosa ha pensato in quei momenti?

“Ho pensato che non avremmo perso. Quando è uscito Crescenzo, devo essere onesto, ho detto tra me e me che non saremmo usciti a mani vuote. Mi è tornata in mente la Finale contro la Frattese, ho capito di dover schierare la squadra 4-2-3, così da rimanere con tre attaccanti senza abbassarsi. Paradossalmente, come ho detto oggi alla squadra, in dieci la linea difensiva è salita nella maniera giusta per poter infastidire il Castrovillari nella propria metà campo, inoltre abbiamo attuato il contro-pressing e l’inerzia si è spostata dalla nostra parte. Abbiamo trovato soluzioni sulle quali lavoriamo molto, e mi dispiace che il signor Zeman qualche giorno fa abbia detto che Giugliano e Troina giocano palla lunga e pedalare. È una vergogna sentire un allenatore denigrare una squadra in questo modo. Abbiamo realizzato gol in fotocopia come ad Acireale, giocando sopra la linea difensiva e attaccando gli avversari alle spalle. Siamo stati un pizzico fortunati quando, sul 2-2, Guarracino non ha realizzato il gol che avrebbe dato al Castrovillari il nuovo vantaggio. Ero già fuori, e chi era con me ha esclamato che il Giugliano avrebbe vinto la partita. È stato così. Ci abbiamo creduto fino alla fine, dopo aver trovato il pareggio la squadra non si è abbassata di un centimetro, ha accettato il duello in ogni zona del campo ed è stata premiata. La verità è che in pochi vogliono vede le cose belle che accadono in questa realtà dove, nonostante le difficoltà, si prova sempre a giocare. Come ho detto ai ragazzi, scegliamo sempre la strada più articolata, una difesa a quattro che poi diventa a tre, un play che muta in doppio play. Soluzioni difficili per portare il pallone nella metà campo avversaria, ergo non eseguiamo palla lunga e pedalare come dice quel signore del Messina. Lavoriamo tanto su concetti che dobbiamo portare avanti. La verità è una: non realizziamo mai reti banali, sono frutto del lavoro. Un grosso merito va alla squadra, che segue l’allenatore e si allena per creare queste situazioni”.

Nonostante tutto ciò che è successo, la squadra ha mostrato un sangue freddo non comune, riuscendo a dare ugualmente forma ai concetti assimilati e alle situazioni allenate. Il gol di Orefice su palla di Caso Naturale a scavalcare la linea di pressing avversaria e l’episodio più che dubbio del rigore non fischiato a Logoluso, dove la mezzala attacca lo spazio, sono marchi di fabbrica del Giugliano. Quanto è importante sapere di avere un gruppo che ha dimostrato di non lasciarsi trascinare dall’emotività?

“È stata una delle partite più belle ed emozionanti da quando sono a Giugliano per tanti aspetti. Alla squadra ripeto spesso un concetto: la forma precaria può accompagnare i calciatori, oppure si possono incontrare difficoltà dovute a infortuni e squalifiche, ma bisogna ricordarsi che il gioco non ha mai periodi di appannamento, non perde condizione. Abbiamo avuto gente fuori ruolo oppure non a disposizione, ma il gioco è rimasto uguale, quindi è su questo che bisogna puntare. La mia squadra è coinvolta, è dentro ciò che proponiamo, non lo dico per presunzione, perché non mi appartiene. Parlo sulla base di quanto mostrato dal campo. È difficile far capire certe cose a chi non vuole. Siamo diventati una squadra solida, non è una frase fatta, qui ora c’è una super famiglia, ed è un discorso che va oltre il fattore tattico. Partite come quella di domenica non le vinci se non hai il gruppo, la famiglia. Il gol del 3-2 è la dimostrazione di tutto ciò: sono entrati in campo calciatori, staff tecnico, magazzinieri. Qui si va oltre, non avevo mai allenato in una situazione così aggregativa”.

Si è sempre e giustamente sottolineata la forza del gruppo alla base delle gioie che questa squadra sta regalando, ma è innegabile che le assenze contro il Troina comporteranno una dedizione ancora maggiore rispetto al solito. Cosa ha detto ai ragazzi per tranquillizzarli in vista di un appuntamento comunque ostico?

“Chi giocherà darà il proprio 100% per questa maglia. Come dicevo poc’anzi, questi ragazzi conoscono il gioco e sono coinvolti nel progetto tecnico/tattico. Le assenze ci sono, Di Girolamo è il vero regista difensivo di questa squadra, ci fa partire il gioco da dietro in una certa maniera. Mancherà anche Liccardo, il metronomo del nostro centrocampo. Non possiamo però fasciarci la testa, scenderemo in campo focalizzati sul nostro mantra, ovvero la volontà di applicare i principi che ci permettono di esprimere un certo tipo di calcio”.

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