ESCLUSIVA TGC – Agovino: “Ho vissuto un sogno, andare via è un lutto. Tifosi, grazie di tutto”

MASSIMO AGOVINO GIUGLIANO – È difficile realizzare che questa sia l’ultima volta. Massimo Agovino è stato importante per il Giugliano così come per noi. Ci ha offerto spunti, contenuti, riflessioni, dichiarazioni costantemente di spessore. Ieri è arrivato il divorzio, ed ecco che abbiamo raggiunto in esclusiva l’oramai ex tecnico dei Tigrotti. Un percorso che resterà indelebile nei nostri cuori e nella mente di ogni seguace di questi colori.

Eccoci qui, mister. L’ufficialità di ieri ha generato un’ondata di messaggi, ringraziamenti e meritati elogi. Come ha affrontato un momento così intenso?

“Non parlo per frasi fatte, non ne sono capace. Posso dire di non aver chiuso occhio stanotte, difatti sono a pezzi. Lasciare Giugliano è un colpo a cuore. Qualche mese fa dissi di voler diventare il Ferguson di questa squadra, ed era ciò che realmente pensavo. Questo matrimonio non è riuscito a fiorire. È stata una separazione dolorosissima. Giugliano mi ha regalato tanto, così come il sottoscritto ha dato tanto alla piazza. L’amore è stato viscerale, i tifosi ieri hanno elogiato l’uomo prima che il tecnico e, quando lasci una simile impronta, fai fatica a non essere più un Tigrotto. Si dice che Agovino abbia diverse soluzioni in ballo, ma il sottoscritto va a casa ed è un allenatore disoccupato. Potrei dire di avere richieste da B, C e D, ho letto dei commenti, sottolineo che parliamo di una minoranza, che ipotizzavano accordi che, nella realtà dei fatti, non ci sono. Credo sia palese, dunque, quanto il sottoscritto stia soffrendo. Ho amato questa gente. Ho allenato diverse squadre, ma nella mia camera ho solo la sciarpa del Giugliano di Salvatore Sestile appesa al muro e, questo lo assicuro, rimarrà lì. Questo addio, per me, è un lutto calcistico. Come detto poc’anzi, volevo essere il Ferguson di questa società”.

Durante il suo percorso in quel di Giugliano ha sempre tessuto le lodi della piazza ed evidenziato l’importanza prima per la persona Massimo Agovino e poi per l’allenatore. Ora che è calato il sipario, crede di aver compreso cosa le lascerà quest’esperienza?

“Vorrei andare a ritroso e ricordare ciò che dissi anzitempo: la mia fiammella di allenatore, due anni fa, era praticamente spenta. Anche quando sono andato a Sarno, sembrerà poco professionale, la volontà era quella di riprovare a fare questo lavoro, seppur lo scetticismo fosse dilagante. Quando, dopo due giorni di lavoro, mi chiamò il Giugliano, andai dal presidente per fare due chiacchiere, nient’altro. Non appena entrai in quella stanza, però, mi si aprì un mondo nuovo. Questo è il motivo per cui devo tutto al Giugliano, se oggi sono nuovamente un allenatore in auge lo devo a questa compagine e al presidente Salvatore Sestile, parlava come se avesse a che fare con Guardiola, mi fece pensare di essere ancora un allenatore valido. Ricordo che mi disse: “Mister, viene davvero al Giugliano?”. Io gli risposi: “Sì, presidente, stasera chiamo la Sarnese e comunicherò che sarò il nuovo allenatore del Giugliano”. C’era Gaetano Sestile con gli occhi che esprimevano felicità, difatti è stato anche lui artefice del mio arrivo. Spinse molto per l’approdo del sottoscritto, come mi confermò il padre. Arrivò a dire: “Papà, non parliamo più con nessuno. Dobbiamo prendere Agovino”. Giugliano ha fatto sì che potessi rinascere sportivamente ma, soprattutto, umanamente, perché ero reduce da un accadimento personale tale da farmi spegnere probabilmente anche come uomo. Per questo dico che oggi vivo un lutto, perché so cosa lascio. Quando passavo sotto la tribuna era un tripudio di gioia, come posso dimenticare quello che ho trascorso con questa gente? Le vittorie, le sconfitte, i drammi come la scomparsa del presidente. Siamo sempre stati uniti. Ho vissuto un sogno, ringrazierò questa piazza a vita. Oggi ho rivisto la foto della mia corsa a Castellammare: lì ci sono gli occhi della Tigre. I calciatori mi chiesero perché andai praticamente dalla parte opposta ai festeggiamenti, la risposta è che quella fu una corsa nel rispetto di una squadra che festeggiava con il suo popolo, non volevo invadere quel momento. L’allenatore è un uomo solo, mi considero il Cinderella Man del calcio. Non ho un nome importante, non ho giocato a certi livelli, mi sono fatto largo a spallate grazie a lavoro, studio e passione verso questo sport. Mi sembrava irriguardoso entrare in un momento dove i protagonisti era giusto che fossero i calciatori e la propria gente. Per questo ho ribattezzato quel momento come ‘la corsa della solitudine’. Mi sono scrollato di dosso tanti anni difficili. Un’ora e mezza prima della partita passeggiavo nervosamente, incrociai lo sguardo del presidente che mi disse, con riferimento all’incredibile risposta della tifoseria, accorsa in massa: “Mister, ha visto cos’ha creato? Ora deve portarmi in Serie D”. Il sottoscritto, con un sorriso nervoso, ricco di tensione, rispose: “Tranquillo presidente, ce la faremo”. Sono arrivato in punta di piedi ed è in punta di piedi che vado via, ma posso dire con certezza che, seppur non sia nato Tigrotto, lo sono diventato. L’affetto della gente rimarrà sempre nel mio cuore, così come quello della famiglia Sestile. Non potrò mai dimenticare gli abbracci di Gaetano, padre di Luigi e Salvatore, e il baciamano che facevo con orgoglio e rispetto alla madre Rosa”.

La stagione è stata interrotta anzitempo per tutto ciò che è successo, evitando dunque di poter proseguire il cammino esaltante intrapreso in Serie D. È ipotizzabile che desiderasse un epilogo diverso, magari dopo aver dato ulteriore prova della forza del Giugliano fino all’ultima giornata.

“Non ho la sfera magica, ergo non so cosa avremmo potuto fare. Posso però riportare le testimonianze di tanti tifosi che mi hanno scritto e sottolineato come questa squadra giocasse praticamente ad occhi chiusi nelle ultime partite. Credo che questa sia la prova tangibile della crescita e del lavoro fatto. Nel cambio di modulo abbiamo trovato soluzioni che probabilmente non pensavamo di avere. Avevamo messo il pilota automatico, questa squadra poteva fare anche a meno dell’allenatore. Avremmo potuto fare grandi cose al Barbera di Palermo oppure contro il Savoia, squadra che volevamo affrontare dopo la clamorosa svista del guardalinee nel match di Torre Annunziata. Le indicazioni arrivate dal campo mi fanno pensare che il finale di campionato sarebbe stato più che positivo”.

Come ha sottolineato, quello tra lei e il Giugliano è stato un matrimonio in cui entrambi i coniugi hanno dato tanto l’un l’altro. Cosa vuole che la piazza ricordi maggiormente di Massimo Agovino?  

“Quello che hanno già avuto modo di dire e scrivere. Spero che resti vivo il ricordo di un uomo che è venuto in questa piazza a lavorare sodo per la maglia gialloblu”.

Ha sempre dimostrato di cercare progettualità e fiducia, indipendentemente dalla categoria. La scelta Giugliano è la prova concreta di quanto appena scritto. Possiamo, però, dire che adesso è legittimo auspicare che quel famoso treno passi nuovamente?

“Lo spero, perché ho lavorato sodo per un posticino al sole. Prima, però, devo metabolizzare questo lutto. È chiaro che dovrò ripartire, mi piacerebbe ritrovare un progetto come quello di Presidente Salvatore Sestile, sarebbe il massimo”.

Mister, purtroppo siamo giunti alla conclusione del nostro ultimo ballo. Nel ringraziarla per tutto ciò che ha detto, fatto e dimostrato per questa piazza, le va di salutare i tifosi?

“Sono stato marchiato a fuoco da quest’esperienza. Non potrò dimenticare i tifosi, mi hanno stimato e voluto bene, adottato e coccolato. Mi auguro di restare un loro grande amico, li porterò nel cuore e ringrazierò a vita. Gli auguro le migliori fortune. Magari un giorno rivestirò questi colori e, prima di salutarci, vorrei sottolineare i meriti di Luigi Sestile che, dopo la dipartita del mio presidente Salvatore, è subentrato in modo imponente, deciso e ha dato una grande sterzata alla stagione. Pensavamo che fosse finita e grazie al suo apporto, così come quello del nipote Gaetano, non è stata così. Bisogna rendergliene atto”.

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