Orefice e il Giugliano: ciò che poteva essere ed è stato

OREFICE GIUGLIANO – Esattamente un anno fa il Giugliano sfidava l’Aversa Normanna nell’ultima giornata del girone d’andata del campionato di Eccellenza. Il netto 4-1 dei Tigrotti contro la nobile decaduta del calcio casertano non impedì agli ospiti di generare timori sugli spalti del “Vallefuoco” nel corso del primo tempo. Una squadra smantellata nei primi giorni di dicembre e infarcita di under fu capace di costruire numerose palle gol al cospetto di un avversario fuori categoria e un calciatore seppe emergere come protagonista assoluto della contesa: Antonio Orefice, ieri match-winner ad Acireale con la maglia gialloblù. Le coincidenze, però, in questa bellissima storia di calcio hanno uno spazio limitatissimo. Bisogna sperticarsi in lodi infinite per la lungimiranza e il coraggio che la società ha dimostrato assicurandosi le prestazioni del classe 2000. Non è scontato intuire l’adattabilità di un attaccante all’epoca ancora diciottenne in una competizione di livello come la Serie D.

Una storia, quella tra Orefice e il Giugliano, che ha radici più profonde di ciò che si pensa. Seppur l’ufficialità sia arrivata solo all’alba della stagione in corso, la trattativa che ha portato il ragazzo a diventare di proprietà dei Tigrotti poteva definirsi chiusa, secondo quanto ci risulta, sin dallo scorso mese di febbraio. Competenza, oltre alla lungimiranza prima citata: doti che hanno permesso a Giovanni Garofalo, Franco Mango e al compianto presidente Salvatore Sestile di mettere le mani con largo anticipo su una delle note più liete dello scorso campionato d’Eccellenza. Cosa colpì la dirigenza gialloblu? L’intelligenza tattica, la capacità di sapersi muovere senza palla, che portava Orefice a saper duettare con i compagni oppure attaccare la profondità al momento giusto. Conoscenza del gioco alla quale Antonio ha dimostrato di saper abbinare un’ottima conduzione del pallone e tecnica di tiro.

Negli schemi di Agovino il ragazzo ha potuto completarsi, intraprendendo un lungo percorso che l’ha condotto verso una crescita significativa. Chiuso da una prima punta di prestigio come De Vena, sin da subito Orefice si è abituato alla posizione di attaccante di fascia. La bravura nello stretto e la facilità nel fraseggio gli hanno permesso di costituire un’alternativa ai titolari valida, ma un infortunio a inizio stagione ha rallentato i ritmi di miglioramento ammirati durante il ritiro. Al suo ritorno in campo, il tecnico gialloblù ha pensato ancora a una nuova veste per il giocatore di Frattamaggiore: la visione di gioco e la pericolosità dei suoi inserimenti hanno favorito un arretramento a centrocampo nella gara di Roccella, in cui ha avuto la grossa opportunità di regalare ai compagni 3 punti. Una dose di sfortuna e un pizzico di emozione di troppo hanno ritardato il momento del suo primo gol, giunto sempre da subentrato contro il Corigliano.

Il punto di svolta reale, però, è ancora più recente. La squalifica di Capone a centrocampo ha favorito la presenza in campo di Orefice in casa col Palermo sin dal primo minuto e la mossa dell’arretramento di Alvino gli ha consentito di giocare largo a sinistra nel tridente. La prestazione sciorinata è stata superlativa: serpentine ubriacanti, scambi di pregevole fattura coi compagni di reparto, occupazione degli spazi illeggibile per gli avversari e tentativi in zona gol in grado di far tremare i rosanero hanno consacrato su scala extra-regionale il talento del prodotto del vivaio del Latina. L’imminente addio di De Vena e i tempi tecnici per l’inserimento di Esposito hanno però offerto al giovane un’occasione ancora più ghiotta contro l’Acireale, quella di giocare al centro dell’attacco. La maturità dimostrata su un campo ostico come quello dei siciliani è la risposta più bella che Agovino potesse ricevere in una fase di fisiologico rinnovamento. Pur essendo brevilineo e di conseguenza non insuperabile nel gioco aereo, sarebbe un errore considerare Orefice un falso nueve: sia nell’occasione del rigore guadagnato che del gol, il momento decisivo dell’azione è costituito dall’utilizzo del fisico per tenere i difensori a distanza nel corpo a corpo e poi superarli.

Ciò che più stupisce di lui è la varietà di soluzioni di cui dispone. Non si tratta del classico calciatore che ha le caratteristiche per ricoprire più ruoli, ma di un ragazzo talmente completo da mostrare un repertorio totalmente differente a seconda della posizione che occupa in campo. Questa sua qualità, indice di una predisposizione innata all’apprendimento, si è vista nei pochi minuti giocati a sinistra al “Tupparello”. Dopo aver passato più di 60 minuti a cucire gioco venendo incontro ai compagni o attaccando la profondità, nell’unico frangente in cui ha avuto palla al piede ha puntato e saltato due uomini guadagnandosi una preziosa punizione. Bagaglio tecnico sconfinato, dunque, che potrebbe risultare la vera arma in più di questa seconda parte di stagione del GiuglianoOrefice è una prima punta vera, che potrà ottenere risultati strabilianti se confermato come terminale offensivo, ma anche un esterno puro in grado di creare superiorità numerica e far male accentrandosi e sfoderando il proprio destro. In 365 giorni si è chiusa la sua prima grande parabola, ma vestendo il gialloblù a lungo sotto la sapiente guida di Agovino questo giovane è destinato a diventare sempre più determinante. Senza caricarlo di pressioni eccessive, ma favorendo con giudizio il lungo cammino, la dirigenza ha saputo investire su di lui e ora può godere dei primi frutti della propria fiducia.

 

Articolo scritto in collaborazione con Francesco Fedele

 

Fonte fotoAccount Instagram Antonio Orefice

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