Ricordare per amare – Il cammino del Giugliano: si parte dal San Giorgio

Non posso che cominciare augurando ai nostri lettori un sereno trascorrimento di questo periodo pasquale. La Pasquetta odierna sarà stata sicuramente diversa, come tutte le giornate che stiamo vivendo, chiusi in quattro mura per il bene nostro e altrui. Abbandonando la retorica dell’andrà tutto bene, mi limito a dire che tutto ciò finirà, così da poter tornare a discutere insieme dello sport che amiamo.

Elaborare contenuti senza la materia prima (il calcio, per l’appunto) è complicato ma necessario, ed è per questo che la nostra redazione ha ritenuto interessante tenervi compagnia con una serie di ricordi trasformati in articoli. Dalla scorsa stagione al momento in cui ci siamo fermati. Dall’Eccellenza alla Serie D. Dal passato al presente, evidenziando il percorso che, concetto proprio del maestro Marcelo Bielsa, sa essere più importante del freddo risultato.

Comincio, quest’oggi, raccontandovi il mio primo giorno con il Giugliano. Prima, indispensabile, premessa: di questa squadra sapevo poco o nulla. Un amico che la vita mi ha donato, prima che collega, Francesco Gala, illustrò a me e agli altri membri del progetto editoriale la bontà delle intenzioni della dirigenza e, tutti insieme, decidemmo di tuffarci in questo mare. Non sono di Giugliano, ma lo spessore di questa città riecheggia anche nei comuni limitrofi. La squadra segue lo stesso filo conduttore: storia notevole, nulla a che vedere con le altre compagini del territorio, tradizione da custodire e futuro da scoprire. Attraverso gli scritti di Paolo Buonanno sulla stagione 1997/1998 ebbi modo di alimentare la curiosità nel conoscere questo mondo. Gli ingredienti, insomma, c’erano tutti.

Arriva il nove settembre. Prima giornata del Campionato di Eccellenza. Avversario, ancora una volta, il San Giorgio (non ebbi modo di presenziare nel doppio confronto in Coppa Italia). Esordisco nella “tribuna stampa” (tra virgolette per ragioni facilmente intuibili da parte di chi è stato presente in questo viaggio) del Vallefuoco di Mugnano. Non lo nego, avevo importanti aspettative. La squadra era stata costruita in maniera certosina, c’erano mostri sacri per la categoria, tra cui quel Dino Fava che da ragazzino (essendo il sottoscritto del ’96) vedevo giocare e segnare in alcune tra le più storiche piazze del calcio italiano. C’era, per me, qualcosa di nuovo. Non avevo a che fare con prime donne, bensì con l’essenza del calcio: uomini trascinati dalla passione che diventa fatica per il raggiungimento dell’obiettivo. La partita fu gradevole, il Giugliano avrebbe meritato la vittoria ma fu raggiunto, dopo una rete di Sperandeo, da un rigore trasformato dal portiere avvesario Capece. Esordio, per me, con un gol di un estremo difensore. Dinamica poco ordinaria.

A fine partita si va in campo, dove inizialmente viene concessa la possibilità di effettuare le consuete interviste post partita. Leonardo Ciccarelli, l’addetto stampa, detta il modus operandi. Conosco il tecnico, Antonio De Stefano. Lui, così come il successore Massimo Agovino, di cui parleremo spesso nei prossimi giorni, sono diventati due amici. Sono onorato di poterli definire così. Persone schiette e rare in un mondo, quello del calcio, spesso egoista. Conosco il Presidente (la p sarà sempre maiuscola) Salvatore Sestile, padre di tutto ciò. Conosco Gaetano Sestile, il figlio che porta con sé un dolore che sconfigge ogni tentativo di spiegazione ma che per il padre, coadiuvato dallo zio Luigi Sestile, ha deciso di continuare a dare un senso a quest’avventura. Conosco Giovanni Garofalo, uomo dalla eccezionale genuinità. Conosco, e intervisto, Franco Mango, che in carriera ha vissuto il calcio nelle sue più nobili forme e non ha mai desistito dinanzi ad una richiesta di intervista o semplice confronto. Conosco, insomma, qualcosa di nuovo. Mario e Patrizio Perrotta, non preoccupatevi: avrò modo di parlare anche di voi.

Un pareggio che lasciò l’amaro in bocca alla squadra, ma una giornata che al sottoscritto ha consegnato deliziosi ricordi. Sapevo che il divertimento nei mesi successivi non sarebbe mancato. A quanto pare questa sensazione non era sbagliata. Alla prossima!

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