Salvatore Sestile, per sempre il Giugliano

I pensieri in questi giorni sono innumerevoli, portano confusione, tristezza, rabbia, fragilità. Ci si chiede il perché le storie più belle, che qualcuno chiama favole mentre altri esaltano il merito di aver costruito la propria vita con il sudore della fronte, debbano terminare prematuramente. Ci si domanda il perché a lasciarci debbano essere le persone che meritano, che stimiamo, che danno un senso alle nostre passioni ed emozioni.

Salvatore Sestile non era un addetto ai lavori nel frenetico mondo del calcio. No, troppo riduttivo così. Era un uomo d’altri tempi, che aveva rifiutato la freddezza della generazione tecnologica e aveva sposato valori oramai andati perduti, quali la genuinità, la simpatia, la serietà quando necessaria e l’empatia, una spaventosa empatia, con il prossimo. Non era semplicemente il presidente del Giugliano, era l’ancora di una squadra e di una città che, dopo tanti anni, vedeva una prospettiva in un progetto avviato in una terra con risorse di ogni genere e che troppo spesso fatica a comprenderlo.

Tutto ciò è stato un fulmine a ciel sereno, in primis per la famiglia, il cui dolore non ha eguali e va rispettato. È a loro che destiniamo ogni abbraccio, ogni parola, ogni messaggio, ogni prova d’affetto. Ed è proprio dai suoi cari che è arrivata la più forte delle dimostrazioni d’amore: la partita si doveva giocare. Così avrebbe voluto il Pres, così è stato fatto. Le immagini di ieri sono disponibili, l’atmosfera surreale, carica di emotività, di angoscia, di disperazione perché una giornata così nessuno avrebbe mai voluto viverla.

Ma si doveva giocare e si è giocato. Si è vinto. Parlare di calcio è difficile per chi in questo momento scrive, difficile immaginare per chi sia sceso in campo. I Tigrotti hanno dimostrato che chi riduce il calcio ad un semplice gioco ha capito ben poco. È aggregazione, unità, umanità. Una squadra che non si è allenata da giovedì, che ha vissuto un weekend traumatico, che ha perso la propria ancora. Eppure sono scesi in campo, hanno corso per novanta minuti, hanno vinto. L’hanno fatto per onorare il loro padre, come l’ha definito un affranto Tommaso Manzo, dato il rapporto che c’era con Sestile e che lui custodirà gelosamente nei propri ricordi e nel proprio cuore.

Rispetto, enorme rispetto, quello mostrato dal capitano Crescenzo Liccardo, che nelle interviste post partita ha abbracciato proprio Manzo e De Vena, che sui suoi piedi, contro il Ragusa, ha avuto due palloni dal peso specifico non comune. Sentimenti, quelli racchiusi nelle lacrime di Giovanni Garofalo e Massimo Agovino, che a fine partita non hanno retto la più pura delle emozioni, l’amore fraterno verso chi li ha accompagnati nel recente passato. Che dire dell’abbraccio proprio tra Garofalo e Livio Scuotto, che è entrato nel mondo Giugliano e ha dovuto affrontare dopo pochi mesi un simile dispiacere: insieme, compatti, nel ricordo del Presidente e con obiettivi comuni. Settimana devastante per Franco Mango, colpito dalla perdita della moglie. Eppure era lì, a cercare di consolare, a dispensare la sua solita saggezza. Chapeau, con la stima più profonda per una delle più rispettabili persone del calcio campano.

La grinta dei ragazzi, un gruppo unico che nella tragedia troverà la più grande delle ragioni per andare avanti: per il presidente, per la famiglia, per la città, quella che Sestile aveva tatuata sul cuore. Perché chi sa solo di calcio non sa niente di calcio. Vi assicuriamo che è molto di più.

Buon viaggio, presidente. Non la dimenticheremo.

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