Giugliano, l’amore per il calcio (e le idee di Agovino) ha portato Manzo a ridefinire la propria identità

TOMMASO MANZO GIUGLIANO – Non è forse corretto definire elisir dell’eterna giovinezza ciò di cui parleremo, perché Tommaso Manzo non ha mai dato segni di cedimento morale. L’amore verso questo sport da parte della più romantica rappresentazione del numero dieci presente in Campania non ha mai smesso di esistere. Una passione bruciante verso uno sport che ha dato tanto al classe ’80 e che continua ad ardere nella sua testa e nella sua anima.

Si sono dette e scritte inesattezze su Tommaso. Frasi che hanno toccato, alle volte sfondato, il muro della correttezza. La sua conferma per questa stagione è stata definita un atto di amicizia, commento ingeneroso nei confronti di un calciatore di tale importanza e che avrebbe meritato maggiore rispetto, valore alla base dell’essere umano. Gli scettici dubitavano circa la sua tenuta fisica e l’eccessivo dispendio di energie che un calcio come quello praticato dall’ex Afragolese, costruito storicamente sulla bravura nello stretto e l’agilità nei movimenti, avrebbe portato in una categoria dai ritmi elevati come la Serie D.

I superficiali commenti hanno terminato la propria corsa (semmai questa possa aver preso il via). L’hanno fatto perché non è stato considerato un fattore dall’enorme importanza: Massimo Agovino. Il tecnico del Giugliano ha creato una connessione encomiabile con Manzo. Empatia pura tra i due, calcisticamente diventati un tutt’uno. Tommaso ha sposato pienamente le idee dell’allenatore, è positivamente coinvolto in ciò che viene trasmesso e portato in campo.

La prova del nove di tutto ciò è arrivata nel ritiro pre-campionato. Una carriera costellata di gol, centinaia di esultanze eppure, a quasi quarant’anni, la disponibilità a rimettersi in gioco e ridefinire la propria identità calcistica. Fluidità, parola negli ultimi anni spesso utilizzata nel dizionario tattico di questo sport, ma in questo caso assolutamente calzante. Oltre le reti prima citate, la carriera di Manzo ha regalato colpi di genio, assist, tecnica individuale messa a disposizione del collettivo, ed è da questo che si è ripartito. Ha ragione chi sostiene che la regia non sia un ruolo bensì un compito, ed ecco che Agovino e Manzo hanno elaborato un’evoluzione di Manzo, deputato a creare calcio nelle vesti di vertice basso del centrocampo. Contro il Biancavilla è arrivata una prestazione di qualità, nota lieta di una domenica dove il rammarico è stato, purtroppo, il sentimento che ha rubato la scena.

Non è comune tutto ciò, ecco perché è giusto che vada sottolineato. Aver costruito la propria fortuna e i propri elogi ragionando e agendo in una determinata maniera, per poi accettare di rimettersi radicalmente in discussione non è roba da poco e da tutti. Vuol dire credere nel lavoro che si fa e nelle idee altrui, in questo caso del tecnico. Un rapporto, tra i due, di una professionalità estrema. Tommaso, forte dell’enorme esperienza acquisita e dell’amore per il calcio citato in apertura, ha fatto sua l’idea di essere un allenatore in campo. Che sia in allenamento oppure in partita non fa differenza: Manzo ha sposato il pensiero agoviniano e il Giugliano non potrà che beneficiarne.

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